un appassionato di fotografia e farfalle

Nel 2019 abbiamo avuto il piacere di conoscere Alessandro Margnetti durante una bellissima escursione organizzata dal WWF Svizzera Italiana alla scoperta di insetti e fiori lungo il Piano di Magadino.

Sia noi che i bambini hanno subito scoperto molte cose grazie alle informazioni ricevute. Tutti si sono entusiasmati ai racconti di Alessandro. Ed è vero. Quando Alessandro inizia a raccontare le sue storie i bambini rimangono affascinati: la sua passione è così coinvolgente che sembra davvero sentire parlare un ragazzo e usando le sue parole “un ragazzo ormai entrato nella Terza età“.

Ciao Alessandro, potresti raccontarci cosa ti ha spinto a fare ciò che fai? Ho studiato letteratura italiana e storia contemporanea pur sempre coltivando una forte passione per quella che una volta si chiamava “Storia naturale”. Da bambino sognavo di diventare un nuovo Gerald Durrell1, che alle elementari mi aveva impressionato con il suo “Manuale del naturalista”, e di costruirmi un museo di Storia naturale tutto mio. Poi gli insegnanti che ho avuto mi hanno fatto nascere altre passioni e alla fine mi sono trovato a scegliere, anche se un certo fuoco continuava a covare sotto la cenere.
La passione per le farfalle è nata quasi per caso. Benché da ragazzino mi fossi fatto una piccola collezione (della quale mi pento e chiedo perdono al Dio dei lepidotteri), i miei interessi si erano spostati altrove.

Quando è iniziata la tua passione per la fotografia e per le farfalle?
Quando ho compiuto cinquant’anni, ho deciso di regalarmi una macchina fotografica reflex digitale e con questa mi sono avvicinato alla macro-fotografia. Ho così cominciato a scattare pessime fotografie di farfalle ma siccome l’amore nasce dalla conoscenza, prima da autodidatta con l’aiuto di parecchi manuali e poi con un corso organizzato dal Museo di Storia Naturale di Lugano e tenuto da Paolo Palmi.

Perché è importante aiutare la natura e la biodiversità? Pur senza diventare uno specialista, ho cominciato ad approfondire l’argomento rendendomi pian piano conto dell’importanza di questi insetti e del loro ruolo in natura: servono a impollinare i fiori, servono da cibo per altri animali e, cosa non meno importante, servono da indicatori sullo stato di salute del nostro ambiente. Infatti, le troveremo numerose in un ambiente sano e diversificato mentre non ne troveremo affatto in un giardino tenuto a prato inglese e recintato con una siepe formale o in un campo trattato con i pesticidi. Anche l’aumento della temperatura media del pianeta o la scarsa attenzione nel commercio di certi prodotti può essere misurata con la presenza di questa o di quella farfalla. Anni fa mi è capitato di trovare una bella farfalletta che normalmente si trova a Sud del fiume Po a più di 1200 metri di quota, verso la Cima di Medeglia e un’altra che di solito non si spinge sopra i 1500 metri a 1630 metri di quota su un monte del Bellinzonese.
Vi sono poi quelle che arrivano “per sbaglio” da paesi lontani come la Cacyreus marshalli, la peste dei gerani originaria del Sudafrica o la Cydalima perspectalis che negli ultimi anni distrugge le piante di bosso e che arriva dall’Asia. Prestare attenzione alle farfalle, alla fin fine significa prestare attenzione all’ambiente in cui viviamo e, di conseguenza, a noi stessi. In fondo, le farfalle sono una metafora del mondo. Nella loro diversità di colori, di forme, di abitudini rappresentano bene la diversità di colori, di forme e di abitudini dell’essere umano e  di ciò che ci circonda.

Le farfalle sono tutte uguali?
Le farfalle, come noi stessi, non sono tutte uguali, anzi! Sono esseri estremamente specializzati con esigenze particolari a seconda della specie. Sono diverse tra loro non solo per le caratteristiche che possiamo notare a occhio: per esempio,  quelle che volano di giorno sono generalmente più vistose di quelle che volano di notte. Sono diverse perché depongono le uova su piante diverse, quelle che andranno a nutrire i loro bruchi, ma anche perché si comportano in modo diverso, volano in modo diverso, e in modo diverso si corteggiano.

L’anno scorso ci hai insegnato a riconoscere “l’Occhio di Pavone. Dove vive
L’anno scorso abbiamo visto l’Occhio di pavone (Inachis io) e qualcuno l’ha allevato con successo. È una farfalla vistosa che appartiene alla famiglia dei Ninfalidi. Il colore dominante del lato superiore è rosso scuro ed è inconfondibile per i quattro ocelli bianchi, neri e azzurri che mostra sulle ali anteriori e posteriori. Il lato inferiore delle ali è quasi nero. Gli ocelli servono probabilmente a spaventare qualche predatore che li scambia per gli occhi di chissà quale terribile animale, mentre il lato scuro delle ali le permette di mimetizzarsi nell’ombra. Non è una farfalla rara: si vede un po’ ovunque nei prati e nelle radure dei boschi. Il suo bruco è nero, irto di quelle che sembrerebbero spine (non punge!) con puntini bianchi. Non è difficile osservarlo sulle ortiche delle quali si nutre. Una volta adulta, come tutte le farfalle, si ciba con le sostanze zuccherine contenute nel nettare dei fiori. Può però capitare di vederla, come altre farfalle, succhiare il fango o lo sterco o addirittura il cadavere di qualche animaletto travolto dalle automobili. Questo strano menu è apprezzato soprattutto dai maschi appena sfarfallati che nel fango, nello sterco o nel cadavere di un topo o di una lucertola, trovano le sostanze necessarie alla loro maturazione sessuale.

Quanto vive questa farfalla?
Quando si parla di farfalle è inevitabile dover rispondere alla domanda “Quanto vive?” Non c’è una sola risposta. Se consideriamo il ciclo vitale che dall’uovo porta all’adulto, la vita di una farfalla può durare fino a due o tre anni. Nei paesi del Nord Europa, dove la bella stagione dura poco, una farfalla si sviluppa più lentamente e il bruco della Erebia polaris, per esempio, impiega quasi due anni per svilupparsi e diventare crisalide. Ma anche se consideriamo soltanto la vita adulta di un lepidottero, le risposte sono diverse: una farfalla come la Cedronella (Goenepteryx rahmni) -quella bella farfalla giallina che per prima annuncia la primavera)- se tutto va bene vive per quasi un anno, mentre la grossa notturna Saturnia pyri, invece, vive solo una dozzina di giorni perché non avendo apparato boccale muore letteralmente di fame dopo essersi accoppiata e aver deposto le uova.
Che sia la fortunata Cedronella o la meno fortunata Saturnia del pero, una farfalla ha un sacco di predatori: uccelli, piccoli mammiferi, ragni, vespe sono ghiotti di farfalle e di bruchi. Per garantire continuità alla specie è quindi necessario deporre molte uova affinché dei molti bruchi che sgusceranno almeno qualcuno riesca a diventare farfalla adulta e riprodursi. Ecco perché le farfalle e gli insetti in genere depongono centinaia di uova.
Allevando i bruchi, in un certo senso, riduciamo le possibilità che questi possano essere predati e quindi possiamo liberare nell’ambiente un numero maggiore di farfalle adulte di quante potrebbero raggiungere la maturità in natura.
L’allevamento, in sé, non è difficile anche se presuppone una minima conoscenza della specie.

Ma cosa mangiano le farfalle? Nel nostro caso la Inachis io? Devo sapere prima di tutto di cosa si nutre il bruco. Alcune farfalle, come si diceva, sono specializzatissime e non mangiano qualsiasi cosa si cerchi di dar loro da mangiare. Spesso si ritiene che tutti i bruchi mangino insalata. Non è vero! L’insalata è piena d’acqua che in eccesso non fa bene alla maggior parte dei bruchi. Si è detto delle ortiche per l’Occhio di pavone o per la Vanessa dell’ortica o per qualche altra decina di specie. Non potrei però allevare a ortiche un Macaone. Questo ha bisogno di finocchio, carote, prezzemolo. Altre si nutrono di licheni, altre ancora di certe piante grasse.

A cosa bisogna fare attenzione quando si desidera allevare dei bruchi di farfalla? Cosa vorresti dire a coloro che desiderano per la prima volta allevare dei bruchi? I bruchi devono poi poter godere di un ambiente ragionevolmente umido e vanno nebulizzati regolarmente con acqua. Un ambiente troppo secco li spinge al cannibalismo. Prima di incrisalidarsi smettono di mangiare e diventano irrequieti tentando di fuggire dalla gabbietta che avremo costruito per loro. Non potendo fuggire, finiranno per incrisalidarsi dentro la gabbietta stessa.
Bisogna poi considerare che alcune specie, come quelle appartenenti alla famiglia degli Sfingidi, creano il loro bozzolo sotto terra e quindi bisogna organizzare uno spazio apposito per loro.

Hai un link o un sito che credi importante da segnalare? (sulla biodiversità, sulle farfalle alle nostre latitudini…) ? Chi volesse cimentarsi con questa attività può trovare qualche utile consiglio qui. https://www.farfalledalmondo.it/allevamento/uova-bruchi/

Chi poi volesse contattarmi per qualche informazione in più può scrivermi tranquillamente all’indirizzo  alessandro.margnetti@gmail.com

Per approfondire, consiglierei poi una visita al sito www.lepido.ch ricchissimo di illustrazioni e di informazioni.

Possiamo organizzare una gita nel 2021? Sarebbe bellissimo. Volendo, appena la situazione lo permetterà, si potrebbe tentare con l’allevamento di qualche altra specie “facile” come la Vanessa dell’ortica (Aglais urticae) o  il Macaone (Papilio machaon).

A presto, Alessandro Margnetti

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